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Lusso e sostenibilità: il nuovo trend da conoscere per lavorare nel mondo della moda

Copertina-lusso

Lusso e sostenibilità è stato ben descritto recentemente da Giorgio Armani[1], “il lusso non può e non deve essere veloce”, perché “il lusso ha bisogno di tempo per essere raggiunto e apprezzato”. Questa frase, rilasciata dal designer durante un’intervista nei giorni della pandemia mondiale, sottende ad una grande verità, ovvero quella che dietro ad un prodotto di lusso ci sia bisogno di tempo e di rispetto per questo tempo.

Se un prodotto è di Lusso, allora questo sarà un prodotto in cui la sua manifattura, i suoi materiali, il tempo che ci sarà voluto per realizzarlo, la storia che racconterà avranno un’importanza maggiore del costo, elevato, che avrà. E quel costo elevato sarà necessario per riconoscerne il “valore” di chi lo ha fatto, dei materiali che lo compongono, del tempo che ci sarà voluto per realizzarlo e della storia che esprime.

Sostenibilità nella moda può risultare talvolta una parola controversa, che può rappresentare quasi un ossimoro nonostante sia uno dei settori industriali in cui c’è molta necessità di sostenibilità in tutte le fasi del ciclo di vita del prodotto. Nella moda poi la sostenibilità si esprime nel rispetto dell’ambiente, e nella preservazione delle sue risorse, tanto quanto è sostenibilità sociale ed economica nel momento in cui si parla di lavoro umano che produce quel valore di cui ci circondiamo.

Sebbene dunque la moda sia descritta come il mondo luccicante e spensierato, questo è in realtà un settore che occupa una grande fetta nell’industria mondiale, responsabile come tanti altri settori delle conseguenze che si abbattono sulla Terra. Nonostante ciò, in questi ultimi anni, l’industria italiana dell’abbigliamento ha fatto passi in avanti molto interessanti e soprattutto il frastagliato settore della ricerca e sviluppo dei materiali tessili ha prodotto innovazioni molto interessanti; i principali produttori di fibre e filati sintetici, ad esempio, hanno sviluppato linee di prodotti ottenuti dal riciclo del PET. Sono aumentati i materiali sintetici bio-based, ovvero generati da materiali rinnovabili, e assistiamo alla intensificazione della sperimentazione di biopolimeri ottenuti da scarti di filiera agroalimentare come nel caso dell’OrangeFiber, nato dallo scarto delle arance di Sicilia, o dell’Appleskin, il biopolimero realizzato da Frumat con scarti di mele dell’Alto Adige (bucce, torsoli) miscelati a poliuretano (50%) e accoppiati a tessuti.

Nel Master in Fashion Direction: Product Sustainability Management il tema della riciclabilità dei materiali tessuti diventa un obiettivo di primaria importanza perché, oltre a contribuire a mitigare il fenomeno devastante della produzione di rifiuti, può stimolare la nascita di una rinnovata filiera produttiva articolata in attività di raccolta, cernita, rigenerazione, ricerca e innovazione, design moltiplicando nel contempo le opportunità occupazionali. Dal già conosciuto CSR Manager a figure professionali per la gestione del sistema prodotto/servizio e del processo produttivo, in ottica di sostenibilità nelle aziende della moda del lusso: dal reporting e il blockchain fino alla circular-economy previsti in ambito gestionale, ai materiali, i finissaggi e i materiali innovativi per un prodotto attento non solo all’aspetto ambientale ma anche sociale ed economico. I regolamenti, le leggi e i processi di valutazione d’impatto ambientale (#LCA) sino agli spazi commerciali green e ai processi di social communication.

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[1] https://www.pambianconews.com/2020/04/06/effetto-covid-cosi-si-muove-armani-occasione-per-riallinearsi-290302/?fbclid=IwAR2heoT25I_syyuYtSBeqnrRRVGfw0VeDhgA7T5iIsEdmGN0llVg-RhCVTs